Sabato, Febbraio 24, 2007 6:06 PM

Wii: Salve, sono la Nintendo Wii; la console di nuova generazione che può darti sensazioni mai provate prima. Con il mio rivoluzionario sistema di gioco, i movimenti del tuo personaggio saranno dati dal movimento del corpo e non da un semplice joypad.
Zen: Alè! Ora ho anche io la mia Wii!
Wii: Piano con le parole. Non sono io che sono la tua Wii, sei tu che sei mio.
Zen: Come sarebbe a dire? Ti ho pagato, ti uso.
Wii: Ah sì? Allora suppongo tu abbia già letto il mio libretto delle istruzioni.
Zen: Io non leggo mai i libretti delle istruzioni. Non ho tempo per leggere i libretti delle istruzioni. Devo giocare.
Wii: Interessante. Hai già aperto la scatola?
Zen: In effetti no.
Wii: Aprila. Fremo.
(apre la scatola)
Zen: Oh mio Dio! Ma questa scatola è composta da due piani!
Wii: Sì, infatti. Ma suppongo tu abbia già visto scatole del genere, no?
Zen: Ehm...no.
Wii: Oh...peccato...allora, forse, vorresti dare un'occhiata al libretto delle istruzioni?
Zen: No, figurati. Perché dovrei? Tiro fuori i due contenuti delle scatole e monto. Che ci vuole?
Wii: Sai, io sono di nuova generazione.
Zen: Sì, sì, lo so. Ma sei pur sempre una console e ne avrò montate un'infinità, nella mia vita.
Wii: Quante, precisamente?
Zen: Ehm...due.
Wii: Libretto?
Zen: Ho detto di no! Non mi serve! Vediamo cosa c'è al primo piano. (estrae la scatola) Dunque, il joypad...questo deve essere il secondo pad...
Wii: Si chiama Nunchuku.
Zen: C'è una qualche richiamo al nunchaku?
Wii: Sei un'aquila. Non ti si può nascondere niente.
Zen: Gnè gnè gnè...Vediamo un pò. Cavo scart...uh...
Wii: Cosa?
Zen: Non so mica se ho una presa scart vuota. E mi sa che ho finito le multiple...
Wii: Sei veramente preparato per ogni evenienza, eh?
Zen: Vabbè...oggi stacco la PS2. Poi, in caso, comprerò la presa multipla.
Wii: Uno stratega nato. Bravo.
Zen: Comunque...cosa diavolo è questa specie di barra nera!?
Wii: Oh quella? No, niente di che. Il rilevamento sensori del pad.
Zen: Il cosa!?
Wii: Libretto?
Zen: No, no. Tiro fuori il resto e poi monto i vari pezzi. Quello che resta andrà pure da qualche parte...
Wii: Hai studiato fisica nucleare alla Scuola Radio Elettra?
Zen: Ma la pianti?
(tira fuori il secondo piano)
Zen: Ah ecco l'unità centrale. L'alimentatore...mazza quant'è grosso.
Wii: Le donne apprezzano.
Zen: E...un attimo...che diavolo è questa barra gigante!?
Wii: Oh...il mio supporto.
Zen: E questo disco?
Wii: Il supporto del supporto.
Zen: No, un attimo...aspetta...
Wii: Sto qui.
Zen: Se questo è il supporto e quello il supporto del supporto...questo che è?
Wii: Il supporto del rilevatore di movimenti.
Zen: Anche!?
Wii: Non dovrò spiegarlo a te, che sei capace da solo, ma sai: sono una console di nuova generazi...
Zen: Sì, sì, di nuova generazione, lo so.
Wii: Ecco. E come tale ho tante cose nuovo che una persona, permettimi di dirlo, di una certa età come te ancora non ha mai visto.
Zen: Ho 30 anni, mica 50.
Wii: Trent'anni nel 2007 è come averne 60 nel 1997.
Zen: Stronzo.
Wii: In effetti, un pochetto.
Zen: Grmbl...
Wii: Come, scusa?
Zen: Penso che...sì, insomma...
Wii: Non credo di avere capito.
Zen: Il libretto. Consulterò il libretto.
Wii: Mi pare un'ottima scelta.
(dopo il montaggio con consultazione del libretto)
Zen: Qui dice che ti si deve mettere a una certa distanza o potresti avere difficoltà a percepire i movimenti.
Wii: E' vero, è vero.
Zen: Mmmh...ma questa distanza andrà bene?
Wii: Ah non lo so.
Zen: Non è che abbia molta altra scelta, eh?
Wii: Allora cosa me lo chiedi a fare?
Zen: No, niente. Così. Si faceva per parlare.
Wii: Insomma, pensi di accendermi?
Zen: Sì, sì, ora...
Wii: Salve, sono la Nintendo Wii; la console di nuova generazione che può darti sensazioni mai provate prima. Con il mio rivoluzionario si...
Zen: Sì, OK, salta questa parte.
Wii: Regolami.
Zen: Regolarti?
Wii: Che lingua vuoi? Che ore sono? Che giorno è?
Zen: Mpfff...io voglio giocare...
Wii: Mio amato utente, prima dovrai regolarmi, poi potrai giocare.
Zen: OK...
Wii: Che nome vuoi darmi?
Zen: Aigor.
Wii: Noto del sarcasmo:
Zen: Ma va?
(dopo la regolazione)
Zen: Perfetto. E ora si gioca!
Wii: Sono al tuo servizio, più o meno.
Zen: Beh...direi che possiamo giocare.
Wii: Già.
Zen: Giocare.
Wii: Sì.
Zen: Perché non partono i giochi?
Wii: Forse perché nella confusione del montaggio ti sei dimenticato di infilare dentro il disco con il gioco.
Zen: Porca miseria, è vero.
Wii: Lo so.
Zen: Dove l'ho messo...
Wii: Se posso permettermi di suggerirti la risposta...
Zen: Sì, certo.
Wii: L'hai rimesso dentro la mia scatola, sotto tutte le buste di plastica e i fogli.
Zen: @#$%!!!
Wii: Quanta scurrilità.
(apri la scatola, tira fuori il gioco, infila il gioco, fai partire il Baseball. Prima battuta: colpita)
Wii: I miei complimenti.
Zen: Grazie, grazie. Ed è solo l'inizio.
(fine partita. Sconfitto 3-1)
Wii: Pippa.
Zen: Ti odio.
Wii: Ne sono compiaciuto.

 

Venerdì, Febbraio 23, 2007 9:24 PM

Varie ed eventuali:
1) Sto facendo il turno di notte da due giorni. Oggi il terzo. La cosa che non mi aspettavo è che, tornato a casa stamani alle nove, mi sono addormentato e risvegliato stasera alle sette (giusto perché la mia Dolce Metà ha ben pensato di vedere se ancora ero vivo...). I pensieri che si affacciano sono due, principalmente: il primo, è scoprire che il mondo è andato avanti anche senza di te, mentre dormivi. Cosa che succede tutte le notti, ma, appunto, di notte. Quello che succede in America è lontano, scoprire che in Italia è successo tutto quello che è successo mentre dormivo mi ha lasciato spiazzato. Il secondo pensiero è che da due giorni, a causa del cambio di ritmo, non riesco a percepire il passare delle giornate. In pratica è come se da mercoledi vivessi un unico lunghissimo giorno.
2) Il turno di notte in un albergo è come fare un tour nella casa dell'orrore di un luna park. Alle 4 del mattino è partita a sorpresa una ventola, causandomi la perdita di 10 anni di vita. Alle 3.30 ho alzato lo sguardo e la figura di un uomo pallido con il braccio alzato tipo fantasma, comparso praticamente dal nulla. Era un cliente che voleva gli chiamassi un taxi. Ne ho approfittato per chiamare un cardiologo.
3) Tuttavia, smaltite le pratiche principali, ho un sacco di tempo da passare sveglio. E allora scrivo. E finore ho scritto abbastanza e con discreti risultati. Il che, se si somman portiere, albergo deserto e scrittura, riporta in auge la vecchia storia di "Shining" che qui sul blog era già stata affrontata intorno ad Aprile scorso. Comunque, scrivo anche per te, Jack. ;)

 

Lunedì, Febbraio 19, 2007 8:08 PM

Buonasera al mio gruppo d'ascolto di E.R. - Medici in prima linea. Visto i picchi di noia al quale ci ha portato la serie, questa sera tenterò un esperimento: mentre, in sottofondo, le vicende del Pronto Soccorso andranno avanti, io mi farò radicalmente i cavoli miei. Previsioni per la serata: scrittura. E ogni tanto getto un occhio su quello che accade. Domani vi saprò dire i risultati.

 

Giovedì, Febbraio 15, 2007 8:18 PM

Ormai è ufficiale: la divisa da lavoro che devo portare, sembra un vestito di Due Facce.

 

Martedì, Febbraio 13, 2007 9:43 AM

Sono giornate che uno ha difficoltà a crederci. Il direttore della compagnia teatrale per la quale scrivo, mi ha appena esposto i suoi dubbi sull'opera che gli ho consegnato. Essendo che hanno un pubblico variegato - dai bambini ai vecchietti - la mia opera è troppo intellettuale. Non ha detto così. Ha detto che non si adatta perché fa riferimenti ad argomenti troppo intellettuali.
E come esempio mi ha indicato una battuta sul processo di Norimberga. Dicendo: "Non tutti sanno cos'è, il processo di Norimberga.".
Giuro.

 

Lunedì, Febbraio 12, 2007 7:27 PM

Il cambiamento avviene in noi tutti. Innegabile. Lo so, è lapalissiano. Quando mi ci metto sono davvero originale.
Ora divento ancora più originale: sono cambiato anche io. Urrà.
Cambiato in peggio o in meglio? Ecco, la domanda. Diciamo in peggio. Sempre in peggio. Che sono sempre quel cagnaccio rognoso di qualche anno fa, nonostante tutto. Con una differenza, rispetto a qualche anno fa: ora mordo più spesso. Nel senso che un tempo, magari, tendevo a essere più rilassato verso le intemperanze altrui. Neanche tanto, eh? Non affermo di poter prendere il posto di Madre Teresa di Calcutta. Però cercavo di giustificare, di limare, di capire. Se poi quello che non mi piaceva lo faceva un mio amico o presunto tale, ero ancora più remissivo di quanto si pensi.
Poi sono successi i fatti che sono successi (chi mi conosce, sa di che parlo; chi non sa di cosa parlo, si fidi, ha solo di che esserne lieto che sono cose squallide, tristi e pure imbarazzanti, a ripensarci ora; al periodo mi parevano tragiche, invece) e io sono cambiato. Urrà. In peggio. Urrà, parte seconda.
Se ora vedo qualcuno che si comporta in modo poco piacevole, non sorrido più, dandogli una pacca sulla spalla e tendendo una mano. Certo, magari percepisco che, dall'altra parte, c'è la totale ignoranza di avere appena agito male, eh? E allora sì, l'uno-due, il pacca-sorriso. Figuriamoci.
Ma se così non è, no. No no. No no no.
Ormai ti faccio il cazziatone. Senza passare dal "Via!" e senza ritirare i venti sacchi. Non esiste. E sono molto più celere a troncare rapporti malsani, con persone che godono a stare male, a masturbarsi il cervello e, dato che ci sono, non disdegnano di schizzarti in faccia le loro elucubrazioni da malati di mente. No, grazie ho già dato. Ho già dato alle due di notte di anni fa, quando un imbecille piangeva su una poltrona perché l'amichetto del cuore gli aveva dato, giustamente, del pirla. E pur di non ammettere che, ehi!, magari era veramente un pirla, ha preferito tirare in ballo il papà morto, la maledizione che incombeva su di lui della gente che lo abbandona e il fatto che non capiva cosa avesse fatto di male per meritarsi tutta questa solitudine. E lo diceva a uno che si era fatto 300 km per andare a stargli vicino. Forse il pirla, lì, ero io, non lui.
Non mi piace, devo ammetterlo, l'aver cominciato a potare i rami secchi. Sono uno che colleziona tutto. E mi piace pure meno, quando vado a sbattere contro reazioni come quella che ho avuto qualche giorno fa. Quando mi chiama mia madre e mi dice: "Siamo dovuti uscire di fretta. Tua zia è ricoverata, sta molto male.". E la mia unica reazione è stata: "Ah. E' morta?". Giuro. "Ah." e poi "E' morta"?. E non c'era preoccupazione, nella mia voce. Un totale disinteresse, misto, forse, a un'inquietante strafottenza del tipo "ricoverata di nuovo? Che è? Vuole battere il record?".
Chiariamo: mia zia è una stronza. Né più, né meno. Lei, la sua famiglia, l'unico che si salvava era il cane. E questa massa di carogne hanno ferito mio padre che, guarda caso!, è suo fratello e l'ama da morire. Quindi, diciamocelo: ramo secco. Tagliare. Magari sotto ne nasce uno nuovo, migliore, più forte, più felice. Però la freddezza avuta non me l'aspettavo. Un tempo non ci sarebbe stata. Magari avrei persino versato una lacrimuccia e avrei domandato se dovevo prendere il treno e raggiungerli lì dove sono, a vegliare la malata. Ora no. "Ah. E' morta?". E fine lì.
Non mi piace. Ma è così e basta.

 

Mercoledì, Febbraio 7, 2007 8:53 PM

Capita (mi hanno fatto notare che non si comincia con "capita" un post. E' vero, probabilmente; risponde la mia parte sana. L'altra dice risponde, invece, 'sti cazzi e mi fa cominciare il post con "capita") che quando vivevo a Pisa, mi dovevo tagliare i capelli. Cioè, lo devo fare anche qui a Bologna, sia chiaro. Però il punto non è questo.
Il punto è che il barbiere che lavorava vicino a casa mia e che chiameremo Antonio era pure il fotografo ufficiale del gruppo dei "Rangers", gli ultras del Pisa. Questo significava due cose: la prima è che faceva dei prezzi ottimi (non che questo c'entri con la sua affiliazione al gruppo, ma spiega perché continuavo ad andarci. Prima di scoprire le porno-parrucchiere, ma questa è un'altra storia) e la seconda è che il suo locale era invaso perennemente da tifosi ultras della squadra locale. Stavano lì il giovedi-venerdi-sabato a organizzare la curva per domenica e il lunedi-martedi-mercoledi a discutere della partita (solitamente andata male, che il Pisa calcio non passa un buon periodo da qualche anno a questa parte).
Poi capitavano quelle giornate in cui gli ultras non c'erano. Mi sedevo sulla poltroncina e per rompere quel silenzio un pò imbarazzante che si formava nel negozio, tra due persone adulte che non sanno niente l'una dell'altra, cercavo di tirare fuori un argomento di conversazione. Essendo che non sono tanto furbo, tiravo fuori sempre lo stesso: "Allora? Questo Pisa?".
Si parlava di calcio. Poco. Perché si parlava tanto di tifosi. Dei tifosi del Pisa. E ricorderò sempre, con un certo stupore, un pomeriggio in cui Antonio mi raccontava del fatto che la squadra (ma guarda un pò!) stava andando male. Ma male, eh? Era qualcosa come quattro partite di fila perse. OK, succede, è un periodaccio, eh...certo che 'sta dirigenza non è granché e poi mancano i soldi, ah quando c'era Romeo era tutt'altra cosa...
Sì. Certo. Ma non finì lì.
Il discorso si fece inquietante. E io, mentre il discorso mi inquietava e sentivo fare affermazioni con le quali non mi trovavo assolutamente d'accordo, annuivo e davo ragione ad Antonio (mai contraddire un uomo con delle forbici in mano). Il discorso era il seguente: tra la dirigenza e i Rangers le cose non andavano bene. Perché dopo quattro partite perse di fila, i tifosi si aspettavano che la dirigenza li facesse entrare gratis. E, badate bene, il "se lo aspettavano" è una desueta forma di cortesia; un impavido ordine mascherato da gentile richiesta. Una richiesta perentoria e indiscutibile, ma fatta con tutti i crismi e con la falsa possibilità di scelta. Sul momento (ancora non avevo pensato al fatto che ero seduto sotto uno che maneggiava delle forbici) ho chiesto: "Ma come?". E lui mi ha spiegato, con pazienza, che era giusto così. Che loro andavano a sostenere la squadra e quindi la dirigenza doveva premiarli. "E se non accettano?". Eh...se non accettano...si disertano le partite. Si crea qualche problema. Si tagliano i rapporti con la società.
Ora, spiegatemi bene, perché io non capisco. Ma se io ho una squadra di calcio, che costa un sacco di soldi, che richiede energie e attenzioni, che perde quattro partite di fila e che viene massacrata sui giornali e allo stadio dai fischi...no, dico...ma a me cosa può fregare del fatto che i tifosi esigono che io li faccia entrare gratis? Non se ne parla neanche. "Ma poi loro non vengono alla partita!". E 'sti cazzi, se per farli entrare gratis ci perdo, ci perdo ugualmente se non vengono. E non è tenendoli buoni con l'ingresso gratuito che risolverò i miei problemi.
Ma il problema, alla fine, sta tutto qui: c'è stato un momento non ben precisato della storia in cui le società sono diventate pappa e ciccia con i gruppi di ultras. Dove gli hanno permesso l'ingresso gratuito, di discutere delle decisioni societarie, di minacciare, di prendere treni gratuiti per il trasporto alle partite, di minacciare uno che viene in curva e non batte le mani a tempo o non canta abbastanza forte, perché è lì per vedere la partita e basta, di comportarsi come la squadra, lo stadio, le partite e lo sport, fossero loro.
E quando muore un poliziotto o un ultra, tutti a piangere. Ma le partite non si fermano. E sono le società, le prime a chiederlo. Quindi non mi si parli solo di tifo malato (perché qui, il tifo, non ha niente a che vedere). E non mi si parli di sport distrutto. Ci sono solo degli imbecilli che si sono appropriati di una cosa di tutti e l'hanno fatta loro, mascherandosi dietro i nomi di "società sportive" e di "gruppi di tifosi". E tutti noi che vorremmo andare allo stadio e non c'abbiamo più il coraggio; tutti noi che vorremmo vedere gli stadi chiusi perché è giusto così, quando si arriva a cercare (e a riuscire, in questo caso) di ammazzare un poliziotto perché è un poliziotto o un altro tifoso perché indossa un colore diverso; tutti noi non c'entriamo assolutamente niente. Non siamo più parte di questo mondo, perché ci hanno detto "Prego, andate da un'altra parte. Non vi riguarda più.". Possiamo solo stare lì e aspettare che cambi qualcosa. Non sia mai che piovano meteoriti su tutti g
li stadi italiani, la stessa domenica.

 

Lunedì, Febbraio 5, 2007 9:38 PM

Buonasera al gruppo di visione di E.R. La nuova stagione prosegue sui binari di mediocrità inaugurati in quella scorsa. Tutti litigano con tutti, le coppie si formano e si lasciano, le persone vanno e vengono. E se questo, tutto sommato, mi si potrebbe fare notare essere il ritratto stesso della vita, allora mi tocca pure rispondere che invece di perdere il tempo il lunedi sera davanti alla TV, potrei guardare fuori dalla finestra e ottenere lo stesso risultato.
Mentre scrivo Kovach sta dando a una paziente cattolica un medicinale per abortire, mentre la sua amata Abby sta andando in una clinica con il loro figlioletto in pancia. Abortirà? La risposta sincera e spassionata è: chi se ne frega?
Non si fa in tempo ad affezionarsi a un personaggio, che già questo leva le tende. Arrivata la capo infermiera cattiva e già è partita. Oggi pare che si possa perdere per strada Ray, che mollerebbe la carriera medica per continuare come musicista (ma credo che cambierà idea). Ma sono l'unico che trova idiota la figura del rocker che fa il dottore?
Insomma, ormai non c'è più la passione tra me e i medici in prima linea. Siamo di quelle coppie che hanno vissuto insieme per anni e anni e ora si guardano con affetto, ma di trombare neanche se ne parla (e, a dirla tutta, anche gli sguardi d'affetto cominciano a diradarsi).

 

Domenica, Febbraio 4, 2007 8:11 PM

Mi chiama mio fratello. Quando rispondo lo sento parlottare con qualcuno. Mi dice una parola e torna a parlottare con qualcuno. Poi, quando finalmente ho l'onore di avere la sua attenzione e gli chiedo con chi parlasse, mi risponde che è una. Una. Così. Generica. Una unità. Di quelle che, con i cubetti che si usava da bambini per imparare a contare era un cubetto bianco. E che ci fa quest'una a casa sua, domenica? "Indovina", è la risposta. Poi attacca, che lei è andata in bagno a lavarsi e lui va a preparare il pranzo.
La cosa che, probabilmente, mi lascia più con la suspense è che non aveva mai accennato di Una (proprio così. Con la Maiuscola). Cioè ne aveva accennato, ma di Un'Altra (occhio, che qui le Maiuscole sono due) e mi ha detto che non è di lei che si parla. Ma di Una. E che, per carità, è suo diritto copulare. Ma almeno un pò di tatto nel post coito. E non parlo di tatto verso di lei, ma verso di me. Che Una non l'avevo vista arrivare.

 

Venerdì, Febbraio 2, 2007 10:13 AM

"In piedi, campeggiatori, camperisti e campanari! Oggi è il giorno della marmotta!" (Ricomincio da capo, 1993)
Oggi, se Phil la marmotta vedrà la sua ombra, avremo ancora inverno per lungo tempo.
E io, per qualche motivo a esso legato, ho l'impressione di vivere la stessa giornata da tre giorni a questa parte...

 

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