Venerdì, Maggio 26, 2006 7:05 PM
Una ragazzina del
liceo (16 anni) lascia il suo ragazzo. Lui (16 anni), per ripicca, manda
in giro per la scuola il video che ha sul suo telefonino.
"Il giovane dal cuore infranto ha utilizzato lo stesso video che
la ragazza, ai tempi della loro relazione, finita qualche mese fa, aveva
girato con il proprio videofonino. Voleva fargli un regalo malizioso: prima
lo guardava intensamente, poi, in modo più audace, si riprendeva nuda."
(fonte Repubblica).
Ora.
Non è tanto per lui. Lui è un cretino. Se mio figlio fosse
così cretino e facesse una cosa del genere, penso che il problema
sarebbe risolvibile con l'unico schiaffone che gli darò mai nel corso
della nostra vita. Sei un cretino, figlio mio, rimettiti in carreggiata.
Ma lei?
Mia figlia sedicenne è seduta davanti a me e ho passato il pomeriggio
a parlare con la preside, che mi ha raccontato del video. Magari, non voglio
neanche pensarci, me lo ha pure mostrato, il video in questione.
E lì a me salgono alle labbra tutte le domande possibili.
"Ma che avevi in testa? Ma perché nuda? Ma dove hai imparato
a fare quello sguardo? Com'è che sai che effetto si ottiene, facendo
quello sguardo? Ti pare l'uso adeguato di un videofonino? Ma che cazzo avevo
in testa, quando ti ho regalato un videofonino? Non potevo pensare che tra
tanti utilizzi alla tua età trovavi il modo più idiota? Nuda?
Figlia mia, eri nuda? Perché eri nuda? Ma era la prima volta che
ti vedeva nuda? Se non era la prima volta, ti ha mai visto nuda dal vivo?
Se ti ha visto nuda dal vivo, vuol dire che avete fatto sesso? Non sei più
vergine? Hai usato il preservativo? Certo che non l'ho denunciato, è
un cretino e spero che il padre gli stia elargendo l'unico schiaffone della
loro vita. Ma perché mi fai questo? Nuda? Ma soprattutto, ti prego,
mi dici quando cavolo hai imparato a usare il tuo corpo come un'arma?"
(nota ridanciana, così l'impressionabile pubblico del mio blog non
si deprime e/o spaventa: probabilmente, con la mia solita fortuna, mia figlia
risponderebbe una cosa del genere: "Papà, ho preso l'ispirazione
per il video da quello che ho trovato sul videofonino di mamma. Quello che
ha mandato allo zio.". :P)
Giovedì, Maggio 25, 2006 9:01 PM
In riferimento al
post del 27Aprile, ricevo e volentieri pubblico:
"Un paio di giorni fa a roma vi è stato un incidente sulla Cristoforo
Colombo con coinvolto un autoarticolato trasportante solai in cemento armato
e una macchina.All'autoarticolato si è staccato il rimorchio,che ha preso
in pieno la macchina di una signora.Poteva essere una tragedia,invece tutti
illesi.Ora,sul camion c'era la gigantografia di Padre Pio.Come l'ho letto
sul giornale sono andato a controllare il tuo blog.Che fosse lo stesso???".
In effetti ammetto che il dubbio mi ha colto. Ma, soprattutto, per ottere un effetto del genere che cavolo gli aveva augurato, quello dietro? :D
Mercoledì, Maggio 24, 2006 12:02 AM
Quando
aveva 18 anni era ritornato il tempo delle cotte. In verità quel
tempo non se n’era mai andato, potremmo anche dire, per la precisione, che
quel tempo aveva scandito ogni giornata della sua vita dacché potesse
ricordare. Però ai 18 le cotte cominciavano a essere ricambiate,
ecco. Non che questo ci porti a farne un ritratto di sciupa femmine, perché
sarebbe ingiusto e non veritiero.
Però c’era una ragazza che gli piaceva. Più piccola di lui,
in un’altra classe, la stessa del suo migliore amico. Era piccola anche
fisicamente, un po’ minuta, dal corpo longilineo, atletico. I lunghi capelli
castani le scivolavano morbidi fino a metà schiena e gli occhiali
che indossava avevano una montatura fine, che si adattava benissimo alle
forme del suo viso. La prima cosa che lo aveva colpito erano le labbra:
rosate, fini, seducenti. L’avrebbe baciata probabilmente subito, se avesse
potuto. Anzi, per essere onesti: se lei gli avesse detto "Baciami",
lui l’avrebbe fatto ; perché era ancora troppo imbranato per poter
tentare certe avances da sobrio e senza il permesso della sua controparte.
Se si fa un avanti veloce di alcuni mesi i due stanno insieme. Ma lui già
non vuole più. Perché a 18 anni il mondo non è la tua
ostrica, checché se ne dica, e neanche vuoi solo saltare da un rapporto
all’altro. A 18 anni non sai cosa vuoi da un rapporto e non sapresti neanche
spiegarlo. Però sai quando non ce l’hai e senti pesantemente quanto
questo non ti vada bene. Quindi devi, vuoi troncare.
Se si va ancora più avanti, anni dopo, scopri che quella persona
dopo tutto quel tempo, ancora non ha capito. O forse non riesce a capacitarsi
del fatto che tu, tutto sommato, eri solo un diciottenne sfigato che voleva
poterla vedere ogni giorno, senza dover sottostare a una famiglia oppressiva
che neanche ti permetteva di stare al telefono con lei, perché la
madre le stava con il fiato sul collo intimandole di attaccare. A 18 anni
(ma ho il forte dubbio che per molti sia così anche a 30, 40, 50…)
vorresti poter abbracciare la tua ragazza e fare petting. Magari, chissà,
anche sesso; anche se per lei è la prima volta e tu ti ritrovi nella
situazione di dove lacerare un imene (che lo so, è poco fine dirlo,
ma credetemi, signore e signorine, quando vi dico che per voi è sicuramente
un grosso passo, ma per noi non è meno shockante o traumatico). Quello
che è certo è che a 18 anni non vuoi sentire il tuo migliore
amico che ti racconta di telefonate fatte con la tua ragazza per ore, mentre
a te sono consentiti cinque minuti alla volta perché "c’è
mio fratello che mi spia e poi va a dirlo a mia madre". Ed è
certo che a 18 anni non vuoi fare stare male nessuno (ma ho il forte dubbio
che ci sia chi se ne frega a qualsiasi età), tantomeno la persona
che ti ha baciato e che ti ha confidato che quello era il suo primo bacio.
Ecco, io vorrei che a quella persona fosse tanto chiara una cosa: per strano
che ti possa sembrare, quel brevissimo lasso di tempo passato insieme, per
me è stato molto bello. Non ha funzionato e ci siamo stati male.
Me ne rendo conto. So che se tu avessi potuto avremmo passato ore al telefono
e so che se non fossimo stati interrotti, quel pomeriggio d’autunno, quando
fuori era buio, quando i miei genitori non c’erano, avremmo anche fatto
l’amore. Ma non ha funzionato. E’ un peccato, certo. Ma alla fine posso
solo dire che oggi scrivo e parlo di te, serbando un bellissimo ricordo
di quel primo bacio su una panchina, davanti al comune di Nuoro.
Poteva andare peggio.
Un mio amico, dopo il primo bacio, ha vomitato l’anima.
Lunedì, Maggio 22, 2006 6:53 PM
Io non
so se le mamme siano uguali in tutto il mondo. Ho il forte dubbio che sì,
lo siano, ma non ho la prova scientifica, ecco. Però se dovessi puntare
il dito verso una frase che, sono sicuro, tutte le mamme hanno detto almeno
una volta ai propri figli, allora punterei sulla frase: "Non fare quelle
smorfie, che poi rimani così.". Variante: "Non fare quelle
smorfie, che se ti prende in faccia la corrente rimani così.".
Letterale. Preciso.
Ora, quanto si
deve essere stronzi per dire una cosa del genere a un bambino? Io capisco
il desiderio di evitare che tuo figlio giri per casa (e, Dio non voglia,
per strada) facendo la faccia di un ritardato frutto dell’amore di una famiglia
abituata ad accoppiarsi tra consanguinei da almeno sei generazioni. Però,
dico io, ci sarà un altro modo per convincere il giovin virgulto
che le cose così non si fanno, no? Il dottor Spock non ha aperto
bocca, sull’argomento? Strano, il vecchio dottore ha sempre avuto qualcosa
da dire su tutto.
Comunque, ero
seduto lì davanti al PC che consultavo l’ennesima, infinita, insopportabile
lista di testi per la tesi. Questo sì, questo no, questo forse. OK.
Poi, non so come, davvero, ma l’ho sentito. Il mio occhio destro si è
spostato verso l’interno. Tipo quando fai lo strabico, solo che lo fai con
un occhio solo. Cosa che, per inciso, non sono mai stato capace di fare,
quindi comprenderete il mio terrore, quando l’occhio l’ha fatto per conto
suo. Però vedevo bene, non era cambiato nulla, vista cristallina
(insomma…per quanto possa esserlo una vista fortemente miope con una retina
in fase di distacco, certo).
Mi sono voltato
verso il mio amico Peppe, che stava lì vicino, impegnato a leggere
un libro con più sottolineature dei miei compiti in classe di latino.
"Ho l’occhio
storto?"
"Come?"
ha chiesto lui, sorpreso.
"L’occhio
destro. E’ storto? In qua?" ho ripetuto io, indicando con il dito il
naso.
Lui mi guardava
chiaramente perplesso dalla mia faccia preoccupata. Oserei dire che gli
stavo pure facendo un po’ paura. O pena. O entrambi. Comunque ha detto che
"no, l’occhio non è storto".
Possibile? Eppure,
me lo sentivo spostato. Tipo quando ti si sposta la lente a contatto, solo
che in questo caso è tutta la pupilla che ti saluta e si rigira.
Allora mi sono alzato e sono andato a guardarmi allo specchio del bagno.
Nel bagno degli handicappati, tra l’altro. Perché se il mio occhio
era storto, avevo il diritto di andare nel bagno per handicappati. Però
l’occhio non era storto. Era al suo posto. Strano davvero, avrei giurato
che fosse accaduto sul serio.
Giovedì, Maggio 18, 2006 7:52 PM
<<19:27 Berlusconi: "Milan è vittima" Nello scandalo del calcio il Milan "è una vittima" che è stata "defraudata" da alcuni comportamenti arbitrali. Lo ha detto Berlusconi a un'emittente romana. "Ho sentito - ha proseguito - il nuovo commissario della Figc, Guido Rossi, parlare di necessità di riscritture di regole, io non sono d'accordo. Le regole esistono, e prevedono sanzioni precise e anche molto severe, come la penalizzazione, la retrocessione e, come regola ultimativa, esiste anche la radiazione dal mondo del calcio. Il quadro è chiaro, bisogna applicare in fretta queste regole" >>
Secondo me non è rabbia per il danno subito. Secondo me è indignazione per non averci pensato lui.
Venerdì, Maggio 12, 2006 6:55 PM
Se vi sono sempre piaciuti i piani malefici di Wile E. Coyote dovete assolutamente vedere questo. Anche perché, al suo interno, al minuto 9 e 24 secondi c'è un pezzo assolutamente delirante che non potete perdere.
Martedì, Maggio 9, 2006 7:49 PM
Perché Google
Map è un programma trappola. Di più: è una carognata
bella e buona. Tu lo apri, con l'intenzione di vedere se trovi casa tua
e poi cerchi la casa dei tuoi amici, la casa della tua ragazza, quel locale
nel quale vai spesso, il supermercato dove vai a fare la spesa...
E poi ti rendi conto che non sei costretto a restare nella tua città.
E improvvisamente passeggi di nuovo per Parigi. Sei di nuovo in piazza St.
Michel davanti a quel gruppo country che suonava all'angolo, quella notte,
e che ha concluso con un'ottima versione di "This land is my land"
di Woodie Guthrie. E sei di nuovo sotto la Tour Eiffel, che magari riesci
a ritrovare la guida Michelin che hai perso, ma in fretta che poi vuoi fare
un altro giro a le Halles.
Il
limite è solo il cielo e tu non torni più. Lasci suonare il
telefono, lasci che le mail si accumulino e pure la tesi è questione
lontana e poco interessante.
Non è come esserci, certo, ma è come se ci fossi. Perché
Parigi non ti lascia mai, anche quando sei via da quasi tre anni. Perché
i suoi angoli, la sua gente, le sue strade, sono qualcosa che ti si imprime
sotto la pelle e non ti abbandona più, rimanendo in un angolo, in
attesa del tuo ritorno. Che prima o poi ci sarà.
Google Map è una carognata bella e buona. Ma chissà come deve
essere Los Angeles...
Venerdì, Maggio 5, 2006 2:53 PM
Una volta c'erano i tassi. Ora c'è lei.
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