Non mentirò dicendo
che il lavoro che sto facendo fosse quello che sognavo di fare da bambino.
A parte che, da bambino, ho avuto tre lavori fissi, in testa. Il medico
(quando gli amici e i conoscenti dei miei genitori, mi chiedevano "Che vuoi
fare da grande?"), il poliziotto e l'investigatore privato. Gli ultimi due
dipendevano da quale telefilm mi intrippava maggiormente sul momento. Se
era T.J.Hooker, allora era il poliziotto. Se era Magnum P.I. o Simon & Simon
o uno degli altri migliaia che vedevo da piccolo, allora era l'investigatore
privato. Poi ho avuto delle parentesi, tipo lo stuntman, ecco.
C'è stato un periodo, non molto tempo fa, in cui ho pensato che mi sarebbe
piaciuto fare il tassista: mi rilassa guidare, mi piace avere a che fare
con le persone...dove lavoro ora vedo un sacco di tassisti e spesso non
sono mica contenti (specialmente quando rispondono a una chiamata e il cliente
se n'è già andato, facendogli sprecare benzina...).
Tornando a monte, non era questo che volevo fare, da piccolo. E, a ben pensarci,
neanche da grande. Con la differenza che da piccolo vuoi fare il Magnum
P.I. e da grande hai qualche speranza, che magari deve andare a sbattere
contro la realtà e le necessità a essa correlata.
Ecco, ora che sto facendo "un-lavoro-che-non-è-quello-che-sognavo-di-fare"
(che poi, voi, giustamente, potreste chiedermi qual'era, il lavoro che sognavo
di fare. Ma è un discorso lungo e complicato, richiede tempo e, soprattutto,
una buona bevuta prima...) ogni tanto penso a cosa mi aspetta alla mia veneranda
età di *frzzzz...crackle...* anni. Non saprei neanche cosa rispondere. Ora
come ora sono troppo impegnato nell'integrarmi nel mio attuale impiego,
nel capire come funziona ogni cosa, così da fare meno danni possibili e,
una volta capite le cose base, cominciare a imparare quelle più complicate.
Il mondo del lavoro vero, quello dipendente con orari fissi e capi che sbraitano,
è nuovo per me. Ho lavorato per otto anni come direttore artistico di cartoni
animati e fumetti giapponesi, ma lo facevo da casa: tempi e ritmi miei (cioè...si
fa per dire. Ti chiamavano e dicevano che ti mandavano domani un lavoro
che gli serviva per ieri. Ma almeno se volevo farmi un'ora di pausa, potevo
farlo tranquillamente...). Quindi ritrovarmi a radermi ogni giorno, perché
qui vogliono così, e venire al lavoro ogni giorno è qualcosa che, ancora,
ha su di me un misto di fascino e di inquietudine. Ci sono giorni buoni
(per ora pochi, ma forse siamo in risalita. E lo dico a bassa voce, che
non si sa mai...) e giorni cattivi. A volte torno a casa stanco, ma tranquillo.
Altre volte, il mio unico pensiero è "devo andarmene da qui". Però non riesco
ancora a vedere in profondità, a sondare il mio futuro. Non riesco ancora
a capire se presto cambierò lavoro, ammettendo che se ne trovi uno, o se,
invece, tra vent'anni sarò ancora qui dentro. Magari con uno stipendio migliore
(ne dubito...), magari con una posizione più alta (difficile, ma potrebbe
essere...magari ammazzando chi sta in fila prima di me... ehm...).
L'unica certezza è che questo non era il lavoro che volevo fare. E che ci
sono giorni in cui continua a esserlo, mentre altri si può anche accettare.
Che è poca, come certezza. E forse non è neanche una certezza, dopo tutto.
Ma a volte ci basta poco, per sentirsi stabili. Ecco, il mio poco, oggi,
è questo.
Martedì, Marzo 27, 2007 6:57 PM
Credo che ognuno
abbia avuto un momento in cui ha pensato: "Ecco...sono diventato grande.".
Il mio è stato ieri sera, quando ho chiamato la mia Dolce Metà
e le ho detto la fatidica frase: "Amore, non mi aspettare alzata, che
mi trattengo al lavoro".
Lunedì, Marzo 19, 2007 6:29 PM
Ho scoperto di avere
gusti semplici, da un pò di tempo a questa parte.
Non chiedo molto.
Il piacere della scrittura è, forse, il mio vizio più costoso
(a livello di tempo, di emotività, di concentrazione...).
Ma per il resto non vado in locali costosi, non sono fuori tutte le sere,
non voglio la macchina di lusso, né vestiti firmati.
Mi basterebbe uscire dal lavoro e poter tornare a casa tranquillo, sapendo
di avere fatto tutto e che per quel giorno abbiamo finito. Mica sempre,
eh? Diciamo anche solo due giorni su cinque, magari tre.
Ecco.
E invece no. Ogni maledetto giorno è una maledetta agonia. -_-'
Giovedì, Marzo 15, 2007 12:12 AM
Tiriamo le somme...
Prima del 9 Marzo Backblog, il sito che mi fornisce la possibilità
di mettere i commenti qui sopra, crolla-. Poi avvisa sul sito che è
crollato (molto gentili. Grazie.). Poi più nulla. Il sito è
su, ma i commenti non funzionano lo stesso. Dopo qualche controllo riesco
a far apparire i commenti passati, ma solo a far sì che vengano
segnalati, perché di leggere non se ne parla proprio.
Dopo mezza mattinata a lottare, devo dichiararmi sconfitto. Sono riuscito
a recuperare la mail del servizio di supporto e ho scritto chiedendo informazioni.
La mail è tornata indietro poco
fa, indicando l'indirizzo come irraggiungibile.
Ordunque, sto meditando il passaggio a Splinder. Pro: mi darebbe tutto
quello che mi serve (commenti, trackback, feed rss, cippirox, sgudanka,
trovola e pure l'irckentisanketruyo). Contro: meno libertà di movimento
che qui sopra.
Ora, se avessi un pubblico di tecnici potrei chiedervi consiglio. Ma visto
che, a parte Lupigi, tutti voi altri state alla tecnologia, come Vieri
alla letteratura francese del tardo '700, temo che non mi arriveranno
aiuti. :P
Però, se qualcuno avesse notizie di un sistema simile per i commenti,
mi faccia il piacere di segnalarmelo all'indirizzo alter_ego_tm[@]tin.it
(senza parentesi quadre, ovviamente). Se funziona potrei restare qui sopra
(fermo restando che all'idea di perdere tutti i commenti degli ultimi
4 anni, un pò, come dire, mi inquieto...).
Sabato, Marzo 10, 2007 10:46 AM
Per chi non lo sapesse, hanno ammazzato Capitan America. No, dico: Capitan America. Una roba che, nel migliore dei casi, ti fa fare una ola lunga un'ora e mezza, tanto il personaggio è insopportabile (persino peggio di Superman, per quanto mi riguarda). E siccome l'America non ama farsi mancare niente, ci sono 3 pagine di intervista a Stan Lee (creatore del personaggio) e a John Quesada (attuale direttore della Marvel) sul personaggio e la sua scomparsa. E' un paese strano...
Venerdì, Marzo 9, 2007 1:57 PM
E mentre i commenti sono ancora fuori uso, The Real Zen diventa un motore di ricerca...
Giovedì, Marzo 8, 2007 11:42 PM
Uno torna a casa
da una combo devastante di turni (19.00-7.30 di stamani + 15.00 - 23.30
di oggi) e decide di vedere cosa è capitato di bello nel mondo.
E scopre che non solo si fa Indiana Jones IV (aveva sperato rinunciassero),
ma che mettono pure l'inevitabile figlio di Indy (interpretato da Shia
LaBoeuf ).
E qui si arrende e va a dormire.
Buonanotte a tutti.
Lunedì, Marzo 5, 2007 8:02 AM
Non credo
ci sia mai stata una canzone di Britney Spears che mi sia piaciuta. Giuro.
Andando a scavare nella memoria (che, a quest'ora del mattino è dura,
sia chiaro...) mi pare di ricordare che una volta stetti ad ascoltare Lucky
pensando che non pareva poi tanto male. Poi ho sentito il testo e ho detto
che no, grazie, è la solita stronzata, passo.
In generale, siamo onesti, siamo sempre stati tutti un pò snob con
Britney. Era la ragazzina con le tette rifatte già a sedici anni.
Quella costruita da manager e discografici per spremere gli adolescenti
di tutto il mondo. Era falsa e ipocrita. Diceva di essere vergine e di volerlo
rimanere fino al matrimonio. Poi si scopre che ha passato un week end chiusa
in una camera d'albergo con Justin Timberlake, ma il manager di affretta
a dire che hanno mangiato pollo e guardato film (seee...qualche porno mentre
facevano le capriole tra le lenzuola). Michael Moore la devastò con
un'inquadratura di dieci-secondi-dieci, in Farenheit 911 dove lei
ruminava la gomma da masticare a bocca aperta, mentre cercava una risposta
a una domanda politica senza sapere cosa dire, per evitare di offendere
un qualsiasi schieramento politico, per non perdere un singolo fan.
Insomma, Britney Spears non è mai stata presa tanto sul serio. Ed
è comprensibile, figuriamoci.
Poi finisce il suo matrimonio con il marito (altro soggettone, quello...)
e tutti a riderne. E, ehi!, Britney si fa fotografare mentre scende da una
macchina, con le grazie al vento, depilata e zoccoleggiante. E giù
a ridere ancora, a scuotere la testa, a dire "che tristezza...".
Posso dirlo? A me la cosa aveva inquietato. E poi fatto pena.
Poi fa dentro e fuori dalle cliniche di disintossicazione. Droga e alcool,
pare. Il suo ex ragazzo le da pure della ninfomane che usa il sesso per
non pensare al fatto che il suo matrimonio è fallito. No, dico.
L'ultima è che ha cercato di impiccarsi con le lenzuola del suo letto,
nella clinica, dopo aver passato la giornata a disegnarsi sul cranio rasato
la cifra 666 e avere urlato di essere l'Anticristo.
Ed è qui che, mi sono accorto, tra me e Britney è successo
qualcosa - vabbè...si fa per dire..
E cioè: da quando ha cominciato questa sua maratona "dentro-fuori-dentro-rasati-fuori-dentro"
non c'è stata una volta che la cosa mi abbia divertito. Neanche quando
il buon Letterman ci
fa sopra l'ennesima battuta sopra. Mi sono accorto che sono dispiaciuto
per una ragazzina insopportabile che, ai tempi d'oro, era talmente sovraesposta
da farmi tenere la televisione spenta, pur di non vederla ulteriormente.
Quella che, nei momenti di scazzo, chiamavo "la stronzetta".
Perché, alla fine, Britney Spears è stata allevata come si
fa con i cavalli per le corse: ginnastica, alimentazione corretta, vestiti
così, canta quello, non dire questo, "mi hanno fatto una domanda
sulla guerra in Medio Oriente, che faccio?" "Mastica la gomma!
Mastica!", bacia con la lingua Madonna (altro soggettone...), su su
su... C'erano sempre soldi da fare, c'era sempre un album da presentare,
un profumo sa sponsorizzare, una comparsata da portare a termine. E ora,
Britney Spears, a 25 anni è ancora la stessa ragazzina di quando
di anni ne aveva 16. Solo che ora ha due figli, una presunta dipendenza
da droga e alcool, i capelli rasati, la depressione post part, un ex marito
che minaccia di mettere online il loro video porno. Ed è sola. Lasciata
in balia di sé stessa. La TV continua a macinare le notizie su di
lei con la stessa fame di un tempo, cambiando solo il punto di vista; i
fan si dividono tra chi la abbandona e chi la supporta; delle case discografiche
non si sa nulla, ma la vedo dura su un possibile "Best of..."
a breve (a meno che non muoia, che allora sì che vale la pena...).
Non si ammazzano così anche i cavalli? Sì, si ammazzano così.
Non si ammazzano così le Britney Spears, però. Le si lascia
agonizzanti e si aspetta di vedere, impassibili, se riemergono o se affondano.
Il lato peggiore di tutta la vicenda sta qui, alla fine. E quindi, a sorpresa,
io sto dalla sua parte. Non comprerò album, non starò a seguirne
il destino, ma sto dalla sua parte. Perché si riprenda e si faccia
una vita decente, magari senza depilazione inguinale, né video porno
con i compagni.
In bocca al lupo, stronzetta. Fagliela vedere.
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