Giovedì, Settembre 29, 2005

3:31 PM

Lunedi avevo la febbre. Niente di grave, sui 37.5, ma i ben noti dolori muscolari imperversavano e sentivo la testa sul punto di scoppiare. Martedi mattina vado dal mio dottore e gli espongo il problema, precisando di avere preso un'aspirina, la sera prima. La sua risposta è stata che si tratta di un virus che sta girando, che passa in due-tre giorni "e quindi non ti prescrivo niente, che il peggio secondo me l'hai già passato". OK.
Allora perché oggi (giovedi) sto con la febbre a 37.7, le tonsille infiammate e i ben noti dolori muscolari? E se domani lo uccidessi se non mi prescrive qualcosa?

 

 

9:53 AM

Buongiorno al mio gruppo d'ascolto di ER-Medici in prima linea. Le nuove puntate della serie proseguono nel massacro del povero dottor Carter e nell'esaltazione di personaggi assolutamente odiosi.
1) A Carter hanno stroncato un figlio, la moglie l'ha lasciato e si è ubriacato sputtanando anni di assistenza degli alcolisti anonimi. Ora sta meglio, però, basta non lasciargli vicino oggetti taglienti.
2) Kovac è europeo e si vede, perché incarna perfettamente ogni stereotipo del dottore italiano: sul posto di lavoro non c'è mai. E' perennemente in giro a inseguire gonnelle o il figlio psicolabile della sua attuale ragazza.
3) In compenso giganteggia il personaggio della stupida dottoressa indiana (di cui non riesco a ricordarmi il nome, ma 'sti cavoli) che dopo aver abbandonato la carriera medica abbiamo seguito nell'interessante mestiere di cassiera (cross-over tra ER e Commesse?). Ora è tornata a fare il dottore, implorata dall'organizzazione ospedaliera. Ma si è mai visto?
4) Pratt e Jin Mei...vabbé...
5) La Weaver ormai è mezzo scomparsa e quando c'è si limita a lamentarsi dei turni e a maltrattare i borsisti. Ma sempre meglio del destino riservato alla dottoressa Corday, mandata via perché l'attrice era ritenuta troppo vecchia (!!!) e con una delle scuse più raffazonate della storia della serie. Si capiva lontano un miglio come sarebbe finita e io, fossi in lei, mi interrogherei se Carter per caso le avesse teso una trappola. :P
6) Infine Abby, che resta uno dei pochi personaggi che mi stanno simpatici, ma ha perennemente l'atteggiamento di una donna mestruata. E sì che si è laureata in medicina in sei mesi, mentre faceva l'infermiera e andava alle cure di disintossicazione dall'alcool. Che c'avrà da lamentarsi...

 

Sabato, Settembre 17, 2005 10:19 AM

Vederla apparire sulla soglia della porta mozzava il fiato. La luce alle sue spalle, quella calda luce primaverile, le dava un aspetto ancora più angelico. I capelli biondi erano stati raccolti sulla nuca e stavano saldi nella loro posizione, tranne qualche ciocca di ricci ribelli, che le ricadevano sul viso, incorniciandone gli occhi sorridenti. Tutti quanti la guardavano avvicinarsi, a braccetto con il padre, e diminuire la distanza tra lei e la sua vecchia vita.
Lui si ricordò di quando l’aveva conosciuta. Era in biblioteca, impegnato nelle ricerche per il suo studio e lei si era fermata allo stesso tavolo, intenzionata a sedersi. Quando lui si era prontamente alzato per spostare i volumi che aveva impilato, li aveva fatti cadere, facendoli piombare pesantemente sul piede di lei. L’urlo della ragazza aveva infranto come una vetrata il silenzio quasi sacro della biblioteca e lui si era sentito un imbranato di prima categoria. Si era scusato e l’aveva accompagnata al Pronto Soccorso. Se il piede non si fosse rotto, sarebbe andata diversamente? Chi o cosa aveva deciso che questo dovesse accadere?
Lei continuava il suo cammino verso l’altare, eterea come una fata, ma instabile a causa dello strascico, come le bambine che giocano con i tacchi della mamma. E lui le sorrise, pensando a quanto fosse bella e come lo fosse sempre stata.
Avevano parlato molto, durante il tragitto e durante l’attesa delle lastre. Poi si erano incontrati anche nei giorni successivi e nelle settimane dopo ancora. Lui scoprì che lavoro faceva lei. La zia di lui era una zingara, girava il mondo con una famiglia adottiva di sbandati e viveva facendo le carte e leggendo il futuro nei fondi di caffè. Se mai gli avesse predetto che un giorno avrebbe trovato interessanti i discorsi sugli insetti o che gli sarebbe parso unico il modo in cui un ragno delle foreste vergini si riproduce, avrebbe pensato che era matta da legare. E invece aveva scoperto che c’era un mondo intero, dietro un insetto che fa la sua tana sotto il muschio. E che quel mondo aveva un sorriso da bambina e degli occhi indimenticabili. Il loro primo bacio era arrivato dopo poco tempo, razionalmente parlando, ma dopo un tempo infinito, seguendo la voce del suo cuore. Capì subito che ogni donna che aveva guardato era solo un riflesso di lei, ora che l’aveva accanto a se. Uscivano insieme, dividevano esperienze, ricordi, conoscenze. Mangiavano cibi mai assaporati e scoprivano canzoni mai sentite. Lui le aveva fatto conoscere Emma Bovary e lei lo aveva accompagnato in una galassia lontana lontana. Possiamo essere persone migliori o peggiori a seconda di chi ci affianca? Se Stalin fosse stato amato da qualcuno di diverso sarebbe stato una persona diversa? Se lui avesse amato in maniera diversa qualcuno, avrebbe cambiato il suo futuro? Sono domande che forse non hanno un senso, ma che incidono sulle nostre vite, in qualche modo.
Si fermò davanti a lui per un attimo e gli strizzò l’occhio, sorridendo ancora una volta, raggiante. Lui fece un cenno d’assenso con il capo e lei proseguì la sua strada verso l’altare, accompagnata dagli scatti dei flash delle macchine fotografiche e dai battiti del cuore. Raggiunse il suo compagno, colui che l’avrebbe affiancata da lì in poi e lui rimase a guardarli insieme, provando un qualcosa di indefinibile. Vedere la donna amata per tanto tempo sposare un altro avrebbe scoraggiato molti. Ma lui no. Viveva la sua vita un po’ come il suo lavoro: metteva a posto in caselle i numeri che calcolava, cercando di farli quadrare. Ma lei non poteva essere trattenuta e lui non poteva fare nulla per incasellare le variabili. Ecco, questo pensiero l’aveva salvato. L’amore va e viene e lui non poteva farci niente. Poteva solo accettare ciò che il destino aveva scelto per lui e ricominciare a cercare la persona giusta, il giorno dopo e quello dopo ancora. Fino a quando non fosse arrivata. Lei.
Fino ad allora non gli restava che godersi quel bel matrimonio.

 

Venerdì, Settembre 16, 2005 8:37 AM

La top five dei lavori che mi piacerebbe fare, se soldi o dislocazione temporale non me lo impedissero.
1) Pirata.
Giri per i mari, assalti le navi, rubi ai ricchi, conquisti le pulzelle e sai combattere con la spada.
2) Moschettiere.
Avventure, intrighi, belle donne. Ancora combattimenti con la spada.
3) Cowboy/Cacciatore di taglie (ma di quelli buoni).
Spazi infiniti, lunghe cavalcate, puoi fumare ovunque senza che il ministero della Sanità abbia da ridire (io non fumo, ma se fossi un cowboy fumerei).
4) Chitarrista e cantante in un gruppo di rock'n'roll negli anni 50.
Concerti, gente che balla, corse con le auto decapottabili e belle donne.
5) Scrittore.

 

Lunedì, Settembre 12, 2005

12:27 AM

Che alla fine riparlo di un progetto che mi sta molto a cuore. Per non rischiare di fare solo casino e di spiegarmi male, vi invito a leggere direttamente le parole di chi ha creato e si è impegnato perché questo progetto andasse in porto. E vi invito, ovviamente, a parteciparvi...

 

11:46 AM

Buongiorno al mio gruppo d'ascolto di ER-Medici in prima linea. La nuova serie è cominciata domenica 11 Settembre su Rai Due e finalmente le mie proteste hanno portato a qualcosa. Preso atto che la serie cominciava (cominciava?) a perdere smalto e a ripetersi, è stata proposto qualcosa di assolutamente innovativo.
La puntata non è stata mandata in onda.

 

Venerdì, Settembre 9, 2005 6:27 PM

Mi arrivi con 50 minuti di ritardo.
Mi fai sedere al tavolo e mi tieni fermo 10 minuti, perché devi chiacchierare con una tua collega su dei non ben precisati codici numerici.
Mi interroghi per 40 minuti.
Mi tieni altri 10 minuti fermo al tavolo, prima di scrivere voto su libretto e statino, per chiacchierare al telefono con una tua collega.
Bene. Allora te lo dico: due dei testi di critica di cui ti ho parlato così profondamente ed eruditamente, non li ho mai letti. Non li ho neppure comprati o fotocopiati. Non so neanche di cosa parlino. Ho inventato tutto.
Tiè.

 

Mercoledì, Settembre 7, 2005 6:29 PM

Uno ci prova a fare il bravo e a giocare secondo le regole. Che in fin dei conti, voglio dire, è giusto così e, anzi, non discuto.
Ma se tu mi dai un programma da studiare obiettivamente enorme.
Ma se tu mi metti l'esame con una determinata professoressa.
Ma se tu mi fai iscrivere a Luglio per quell'esame.
Ma se tu mi riferisci a Settembre, a una settimana dall'esame, che a Giugno hai cambiato la professoressa.
Ma se la nuova non sai neanche com'è fatta e non ci hai mai avuto a che fare e quindi non sai come imposterà un esame che tu ti eri preparato in una certa maniera, visto che l'altra professoressa la conoscevi bene e ci avevi anche un bel rapporto.
Ma alla luce di tutto questo la sapete una cosa? Io me ne frego altamente. A quel cazzo d'esame ci vengo così come sono, mi siedo, gli dico le quattro fregnacce che so e se le va bene lo passo o altrimenti me ne vado a casa e ci si vede alla prossima sessione.
Però basta starci male e in ansia che mi sono rotto.

 

Martedì, Settembre 6, 2005

Sto cercando di capire quale sia stata la volta in cui mi sono prostituito maggiormente (a parte quando ho prestato soldi a uno stronzo che reputavo un amico, ovviamente): quando sono andato al cinema a vedere "Và dove ti porta il cuore" con una ragazza perché ci stavo provando con lei o quando andrò a vedere questo venerdì Stealth...mumble...

 

 

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